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venerdì 2 novembre 2018

L’armonia che nasce dai contrari



 


Di Giancarlo Polenghi e Fabio Carlo Ferrari


Il breve saggio di Jacqueline Morineau, “La mediazione umanistica” è un libro semplice, chiaro e potente, in grado di stimolare riflessioni profonde. Frutto di oltre trent’anni di attività di mediazione in ogni ambito, dal penale al civile, dal familiare all’internazionale, il volume spiega che cosa sia la mediazione umanistica e come funziona. Leggerlo dopo aver avuto la possibilità di trascorrere due giorni di seminario con la stessa Morineau, che di questo metodo è l’ideatrice, è una condizione felice. Il libro assomiglia alla sua autrice: una donna minuta, con lo sguardo vivo e una grande capacità di ascolto. Una personalità forte e armonica, riflessiva ma tutt’altro che cerebrale, accogliente, immediata, gentile. Si vede subito che ciò che è scritto nel libro, e ciò che insegna nei seminari, è ciò che vive. Il suo approccio alla mediazione è molto ambizioso, si punta a stimolare un nuovo sguardo sull’avvenire, ad aprire una porta sul futuro. Per fare questo offre uno spazio di ascolto al grido interiore che ogni conflitto porta con sé, il grido causato da ferite profonde e spesso antiche. Questa fase, che è la più lunga in termini di tempo, è denominata crisis e segue l’introduzione in cui i due medianti (ossia le parti in conflitto) illustrano il loro problema. Per aiutare i medianti a togliersi la maschera, ossia a dire la loro verità per intero, i mediatori (che agiscono sempre in gruppo, da due a cinque) svolgono la funzione di specchio. Dicono con semplicità quello che sentono, a livello emotivo, in modo graduale e accompagnando i medianti in un percorso di approfondimento. Per esempio si può dire: “Io sento: stanchezza” a fronte di un racconto che parli di un conflitto prolungato, e con questo piccolo aiuto esterno si può verificare se l’uno o l’altro, o entrambi, dicano di più e vadano più a fondo. I mediatori ascoltano con attenzione, non giudicano, entrano in empatia con la sofferenza per permettere a essa di uscire il più possibile allo scoperto. L’ultima fase della mediazione consiste nel riconoscere un nuovo qui e ora che emerge proprio dalla consapevolezza dei vissuti portati allo scoperto. Se i medianti sono stati aiutati a parlare e ad ascoltarsi può nascere un nuovo sguardo. Come la tragedia greca, la mediazione umanistica, si svolge in tre atti: introduzione, crisis, catarsi.